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Ponte Romano (sec. I D.C.)
Rappresentativo dell'epoca romana, vestigio ancora integro della via Salaria che qui valicava un torrente arido in estate ma impetuoso nell a stagione piovosa. Il ponte (data del Gazzola al I sec.D.C.), e i muraglioni che lo inquadrano, raggiunge la lunghezza di 64 mt. I grandi conci sono in breccione, materiale che abbonda nel luogo e che i costruttori sfruttarono con grande perizia. Fino a pochi anni fa si conservava, precipitato nel torrente, il cippo che misurava la distanza del Ponte da Roma: 41 miglia. Il sito conserva un'altra carica suggestiva: il rudere bianchissimo che appare tra la vegetazione.
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Porta d'ingresso al borgo fortificato (sec. XIV)

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Mura Ciclopiche
Una testimonianza del passato non può non comprendere le mura ciclopiche, in località Colle Corionaro, in località Collina (anche detta Terze Ville di Belmonte), frazione popolosa di Belmonte S. Si tratta di un lungo tratto di parete costruita con grandi blocchi di pietra calcarea poligonale accostati a secco che potevano avere funzione di contenimento del territorio soprastante. Questi massi imponenti sono databili alla tarda età del Bronzo (1300-75 A.C.). Localmente sono chiamate anche "Mura del diavolo" poiché, secondo leggenda, per i locali solo il diavolo poteva aver costruito una muraglia siffatta.
Chiesa di San Salvatore
Situata nella splendida piazza del paese custodisce nel suo interno nell'abiscide un affresco con S. Giovanni Battista databile al primo scorcio del XVI sec. Brano notevole di un più vasto ciclo e copia di ottima qualità del celebre San Michele Arcangelo di Guido Reni, fatta eseguire dai fedeli nel XVII sec. a memoria della chiesa omonima di Ville Vasi. Altra chiesa esisteva, già prima dell'anno mille in località Collina, S. Maria, similare alla chiesa di San Michele situata a Ville Vasi(Oggi Prime Ville di Belmonte). A Rieti presso il museo diocesano, è custodita una bellissima Croce astile in argento cesellato di scuola abruzzese del '500. Opera di finissima fattura, proveniente dalla parrocchia di S. Salvatore.
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Chiesa di S. Elena (sec. VIII)
La prima notizia del nucleo risale ad una Bolla di Anastasio IV papa dal 1153 al 1154, emessa su richiesta del Vescovo di Rieti e di Teramo per delimitare i confini della diocesi di Rieti. La chiesa costruita su un basamento di un precedente edificio romano, forse un luogo di culto, è di piccole dimensioni con struttura mononave.La pieve conserva tutt'ora un culto particolare, reso alla Santa da donne prive di latte provenienti da tutta la sabina, che sembra conservare reminescenze di "lustrato", in occasione della festa, il 18 Agosto, la processione percorreva un tracciato tra le colline circostanti sino a giungere davanti alla chiesetta. Particolare interesse riveste l'affresco situato nell'abside, che con molta probabilità ripercorre la vita della Santa.
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Casale Toraniano

Contiguo a S. Elena e ad essa strettamente legato era in epoca alto medioevale il Casale Toraniano, grande masseria di proprietà farfense del quale restano sul Colle dell'Emiato, poggio ventoso e isolato, ampie tracce.
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Chiesetta di S. Rufina

Situata a Belmonte capoluogo, nella chiesetta si conserva una tela d'altare rappresentante la Vergine col Bambino assai consunta, ma scrivibile ad un autore vicino ai modi di Antoniozzo Romano (inizio XVI sec.)
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Convento San Nicola (sec. XII)
Tra i numerosi luoghi di culto legati alla presenza francescana che punteggiano ancora le località della Sabina, il convento di S. Nicola di Belmonte costituisce un episodio di storia e di arte poco conosciuto a fronte di una esistenza ormai quasi millenaria che ha inciso straordinariamente nelle vicende e nella tradizione religiosa e sociale delle popolazioni locali.
Il convento di San Nicola, è collocato su un'altura amena, a circa un chilometro da Belmonte, in direzione nord-ovest. L'insediamento spicca tutt'ora tra la vegetazione verdissima di conifere e di pioppi, impiantato su piattaforme di grandi massi calcarei, che affiorano qua e là con poderosa evidenza; un contesto ambientale, insomma carico di valori, perché rimasto indenne dalle trasformazioni che, con progressiva costanza, nel corso di pochi anni, stanno mutando, con esiti negativi, l'identità storica culturale de l territorio. Collocato in un ambiente di singolare bellezza, il convento si presenta al visitatore che lo raggiunge, tramite un vialetto alberato in lieve ascesa, nella sua decorosa essenzialità. Il prospetto è semplice (dopo gli interventi di consolidamento e restauro operati dalla Sovrintendenza per il Lazio) con copertura a due falde; a destra è la porta che introduce agli ambienti dell'ex edificio monastico, oggi abitazione privata. Varcata la porta di accesso alla chiesa, l'attenzione del visitatore, è richiamata da due grandi pannelli con affreschi staccati in loco negli anni '60. In quello di destra è raffigurata la Vergine in trono col Bambino che sorregge un globo, mentre con la destra benedice San Giovannino, curiosamente collocato orante in un bracciolo del trono; a sinistra è S. Nicola, titolare del luogo di culto, rappresentato stante barbato, con mitra pastorale ed un ricco piviale; nella parte opposta S. Francesco con le stigmate, il saio grigio e una croce nella mano destra, mentre con la sinistra regge un libro. In alto due Angeli, colti con simmetrica armonia, incoronano la vergine. I due affreschi sono da ascrivere ad un medesimo artista che li eseguì in una data di poco anteriore al 1550, prima che i conventuali lasciassero provvisoriamente il luogo. La chiesa si presenta a nave unica con copertura a capriate e con quattro anguste cappelle ricavate lungo le pareti perimetrali: le prime due contengono le statue della Vergine e di S. Antonio patrono delle frazioni 1-2-3° ville, che nei giorni della ricorrenza religiosa (13 giugno) ravvivano, accorrendo in gran numero, una tradizione di fede assai antica.
Il secondo ambiente lungo il muro di destra ospita, invece, una bellissima statua lignea di S . Francesco. L'opera inedita, di qualità davvero alta può essere attribuita ad uno scultore, quasi certamente dell'Ordine Francescano, attivo verso la fine del XVII secolo. L'altare maggiore conserva un bel tabernacolo in legno dorato (mancante di alcune parti) a forma di tempietto con basamento, colonnine tortili, fastigio e capolino di coronamento, databile agli inizi del XVIII secolo. Il presente breve excursus, utile si spera a sollevare un qualche interesse verso un monumento suggestivo e, ricco di interesse storico, artistico e religioso che ha costituito nei secoli il deposito tangibile della fede e della devozione popolare.
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